“Di scuole di scrittura ce n’è una gran quantità e nessuna di queste “insegna” a scrivere. Chi arriva alla scuola è solitamente già capace di esprimersi attraverso l’azione complicata del ricomporre la realtà in parole scritte. E se un’idea di scuola di scrittura viene mondata dalla presunzione di ammaestrare alla scrittura e la si limita al tentativo di trasmissione di un artigianato o, semplicemente, alla conoscenza di altre scritture magari testimoniate “in vivo”, allora è possibile che in quell’idea vi sia una qualche utilità.
C’è, tra gli effetti dello scrivere, una conseguenza riconosciuta e ambita. L’attenuazione del dolore emotivo.
Tutti proviamo dolore emotivo e la sofferenza può arrivare, in alcuni di noi, sino a forme talmente invadenti che qualcuno non riesce a contenerle. Allora la medicina cerca di schedare questo dolore dentro l’ordine insufficiente delle sue classificazioni. Necessarie, però inadeguate.
Ma la medicina intelligente è, prima di tutto, consapevole di limiti e mancanze. Allora cerca nell’imprevedibilità delle nostre capacità creativa un rimedio che, altrimenti, lei, la medicina, non saprebbe trovare in se stessa.
Raggruppare in una classe sofferenze diverse non è stata una panacea del patimento. Ma di certo non ha prodotto altro dolore. Anzi, il dolore si è frammentato, si è diviso per il numero delle persone che compongono il gruppo. Si è addirittura talmente segmentato in tante piccole parti che, alle volte, non lo si riconosce più.
L’estroversione sentimentale, l’obbligo comunitario di rappresentare e discutere una propria espressione scritta che viene dal profondo, non ha rappresentato una forma chiara e riproducibile di cura, questo no.
Ma gli appuntamenti del venerdì con scrittori, giornalisti, correttori di testi ed editori sono stati un affettuoso elisir medicato.
Da questa esperienza è nato un tepore sentimentale che si è trasmesso a tutto il gruppo, un’impressione di stabilità rassicurante legata, in fondo, alla possibilità di esprimersi attraverso un mezzo, la scrittura, che costringe comunque alla ricerca di una disciplina, di ordine ed equilibrio.”
Giorgio Todde
Presidente Associazione Presìdi del Libro della Sardegna